RIFLESSIONI SOTTO L’OMBRELLONE: SI PUO’ ANCORA EDUCARE NELL’ERA DELLA SOCIETA’ LIQUIDA?
Sembra proprio che l’estate e il riposo ci stimolino a fare qualche riflessione in più… Spesso abbiamo paura, ma non sappiamo bene di cosa. Guardiamo con incertezza al domani ma non riusciamo a dare un nome a ciò che ci minaccia. Sono questo “non sapere” e questo “non capire” a spaventarci? Con tutta la buona volontà facciamo fatica ad avere fiducia. Nel futuro, innanzitutto, ma anche nelle altre persone. Siamo sospettosi verso tutto e tutti. Evitiamo i legami troppo stretti e quelli definitivi, perché abbiamo questa percezione: ciò che oggi appare importante, domani sarà superato. La nostra vita è in perenne connessione col mondo (siamo un po’ tutti dipendenti da Facebook), eppure ci sentiamo soli. Siamo una piccola isola. Meglio: una barchetta alla deriva. Oppure un atomo che si combina di volta in volta con altri atomi, a seconda delle opportunità e del caso. Disorientamento, assenza di riferimenti solidi, solitudine. Sono alcuni aspetti di ciò che oggi viene chiamata dalla nuova sociologia, “vita liquida” e “modernità liquida”. Come a dire: nulla, oggi, ha il tempo di farsi solido e duraturo, i punti di riferimento variano in continuazione, e chi si ferma è perduto. Tutto cambia senza sosta e questa situazione ci isola, crea tensione, ansia, a volte disperazione. È questa la nostra realtà di persone? Nella “società liquida” in cui ci troviamo immersi è vietato distrarsi… Un attimo di disattenzione si trasforma in sconfitta senza appello e nell’esclusione definitiva. Soffriamo tutti dell’incubo di “restare indietro”. Siamo insicuri e sfiduciati perché abbiamo la sensazione che ogni obiettivo raggiunto non potrà mai concretizzarsi in un bene duraturo. Il punto di partenza per chi educa (e si educa) è pessimo. I sostenitori della teoria di una società liquida affermano che insicurezza e paura possono aprire ottime opportunità d’affari. La vita liquida è l’habitat naturale dell’uomo-consumatore. Il mercato, per guarire l’ansia, offre un’infinità di prodotti. E diffonde l’idea che vale solo ciò che è nuovo e che ha effetti immediati. Se le cose di ieri, oggi sono irrimediabilmente superate e se ciò che sarà domani non dipende in alcun modo da noi, allora esiste solo il mio presente. Non c’è altra prospettiva. Ciò che conta sono solo io, adesso. A questo punto credo sia d’obbligo fermarsi e riflettere… TUTTO CIÒ NON È LA MORTE DELLE RELAZIONI, DELL’EDUCAZIONE? Di fatto, ammettiamolo, siamo convinti che sia impossibile “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”. In altre parole: oggi educare in modo progettuale a diventare cittadini responsabili significa remare controcorrente. La battaglia per chi voglia educare alla libertà e alla responsabilità è impari. Roba da non dormirci di notte. Ma proprio per questo una nuova proposta educativa acquisisce significato ed urgenza. È una risposta rara e qualificata alla necessità di educare e di educarsi. Nonostante tutto continuo ad essere una inguaribile ottimista (che non significa ingenua) e intuisco che qualcosa si può fare. Si può agire sul piano, che più è congeniale, dell’educazione e delle relazioni personali. Si tratta appunto, come educatori, ma soprattutto come persone che vogliono bene ad altre persone, di tornare ad avere, meritare ed infondere fiducia. Fiducia (che è quasi fede, certo) nelle potenzialità infinite delle persone e nella verità (o nella Verità) sull’uomo. La sfida da giocare è questa: convertire l’individualismo imperante in senso di responsabilità. Cioè passare da un “io che è per se stesso” ad un “io che è per sé e per (e con) gli altri”. La sfida è educare a scoprire e ad assumersi liberamente le proprie responsabilità. Essere liberi non significa non avere legami, ma saper scegliere dando concretezza alle proprie scelte. Non vuol dire essere ovunque e da nessuna parte (come a volte capita a chi è connesso con mezzo mondo e al tempo stesso solo come un cane), ma essere presenti nel luogo e nella comunità dove la vita ci ha posto, perché non è un caso se noi siamo proprio lì e proprio con quelle persone. Capire che il proprio cammino non è mai concluso e trasmettere questo atteggiamento anche ai propri ragazzi. Offrirsi ai ragazzi come punto di riferimento stabile nelle relazioni. Ciò comporta il ragionare in prospettiva (in modo progettuale), non solo di anno in anno, sapendo di dover garantire una continuità educativa e relazionale (nei limiti del possibile). Puntare sulla necessità delle relazioni e sul fatto che la vita degli altri ci appartiene e, per certi versi, dipende dalle nostre scelte. La dimensione della relazione e della comunità può aiutarci a ridimensionare alcune ansie e a recuperare serenità. Se noi facciamo fatica a credere di poter davvero fare qualcosa per “migliorare il mondo” e siamo pessimisti rispetto al futuro, sarà utile aiutarci a ritrovare il legame tra la situazione globale e la nostra esperienza particolare. Non solo a cercare la nostra strada nella vita, ma anche il nostro ruolo nella comunità in cui viviamo. La relazione con Dio infine può essere, dove c’è, un elemento chiave per superare ogni paura. Essa dà l’ottimismo che nasce dalla consapevolezza di essere amati da Qualcuno “che non delude”, offre un principio unificatore di tutto ciò che facciamo (l’amore per se stessi e per gli altri) e dà la consapevolezza di essere chiamati, cioè presi sul serio e dunque, ancora una volta, responsabili e meritevoli di fiducia.
- rispondi
- citazione
Ven, 15/07/2011 - 9:32pmLe tue parole sanno di verità e fanno emergere tutto quanto di buono c'è in te. Chi ti conosce sa di cosa parlo: altruismo allo stato puro, illimitato ed incondizionato. Ma come si fa a non aver paura? Non ti nascondo che, pur cercando di essere ottimista, ultimamente, ho sempre più paura. Paura per il futuro che mi appare sempre più fragile ed instabile pur avendo imparato a mie spese nella vita che la stabilità non esiste. Sai parlo di quello stato di cose che ti permetta di non avere preoccupazioni, di vivere serenamente. Tipo un lavoro più o meno omogeneo nell'intensità e nel lucro, la tua salute e della tua famiglia ecc.. Paura di non riuscire a dare a questi due cucciolotti tutto quello di cui hanno bisogno e, soprattutto, darglielo nel modo giusto. Poi le notizie degli ultimi giorni non ci incoraggiano affatto e, fin troppo chiaramente, ci mostrano una società economica in cui, pur non investendo direttamente in borsa, siamo vittime indirette delle speculazioni degli altri. Alla fine tutto ricade su tutti ed inevitabilemente ci troviamo a stringere la cinta per far quadrare un conto di cui nemmeno capiamo il reale significato. Una volta, facendo un ragionamento tra amici, mi venne da dire che se lo stato mi presentasse il conto, cioè mi dicesse ti spetta da pagare 1250 euro per esempio, pagherei pur di sapere che dal giorno dopo si ripartisse da zero. Stranamente trovai consenso in molti miei amici, figuriamoci quanto siamo ormai stufi di questa situazione. Poi vorrei porre all'attenzione di chi segue questa riflessione un fatto importante. Essendo appassionato di foto e, tra queste, anche di foto storiche, mi capita spesso di notare in alcuni scatti d'epoca che le persone, pur stanchissime dal lavoro e pur non avendo niente di materiale, sono tutte sorridenti. Oggi invece noi che abbiamo tutto e forse anche troppo non riusciamo a sporridere a questa vita. Proprio questa osservazione mi da la forza e la speranza per andare avanti perchè in fondo so che pur tornando alla semplicità ed alla povertà di decenni passati si può trovare il modo per essere felici ed io spero proprio che ognuno di noi possa trovarlo.
- rispondi
- citazione
Dom, 17/07/2011 - 1:53pmCarissimo Nicola, ho atteso qualche giorno per rispondere alle tue "forti e profonde" riflessioni... Volevo essere certa di quello che avrei detto... Sono rimasta molto colpita da una delle ultime frasi e cioè quando dici che: "Oggi invece noi che abbiamo tutto e forse anche troppo non riusciamo a sorridere a questa vita." Hai citato una cosa che oggi è spesso relegata nel dimenticatoio: IL SORRISO... Un gesto così semplice, ma allo stesso tempo così pieno di significato e soprattutto capace di donare nuova forza a chi forse l'ha persa da tempo... Proprio tu, in un commento al mio primo articolo su Montenerolife affermavi una cosa meravigliosa: "Non c'è cosa che appaghi di più che vedere una persona accennare ad un sorriso e magari dirti grazie per una cosa che stai facendo con tutto il cuore senza pretendere nulla in cambio". Questa, Nicola, è una GRANDE VERITA' che non tutti, però, hanno ancora compreso fino in fondo... La vita di ognuno di noi è un percorso, un lungo sentiero in cui veniamo affiancati da tante persone che condividono con noi un pezzo di strada... Tu ne hai percorsa un bel pezzo... Credere nel GRANDE VALORE DI UN SORRISO vuol dire sapere cosa poter donare a chi cammina al nostro fianco e nel tuo caso tua moglie e i tuoi figli saranno sicuramente orgogliosi di te e tu di loro... Buona Strada!
- rispondi
- citazione
Dom, 17/07/2011 - 1:54pm