Lo sport a Montenero ieri e oggi: Ciclismo
IL CICLISMO invece iniziò subito alla grande nel 1947, qualcuno parla del 1950, propendo per la prima data, con il mitico giro della valle. Grazie alla passione del Dott. Giovanni Cremonese diventò una classica del ciclismo dilettantistico tanto che il 21 settembre si correva soltanto a Montenero in quanto i migliori ciclisti di Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Abruzzo, Veneto e anche della Lombardia erano impegnati nel GIRO DELLA VALLE, una specie di Milano San Remo e i ciclisti che si misero in luce a Montenero tutti o quasi ottennero buoni risultati tra i professionisti. Il primo famoso fu Franco Franchi di Pescara protagonista del ciclismo eroico del dopo guerra.
Chi ebbe tantissimi tifosi fu Alessandro Fantini di Fossacesia,(foto sopra) formidabile velocista che spesso ha messo la propria ruota davanti a quella di famosi sprinteur quali lo spagnolo Poblet e il belga Van Stenberghen che gli diedero l’appellativo di piccola volpe abruzzese, per la sua astuzia, se arrivavano con Fantini a ruota negli ultimi 50-60 non avevano scampo. Riporto una divertente intervista rilasciata dopo una vittoria di tappa al tour de France.{erano in fuga una decina di corridori e fra questi Fantini e Benedetti altro italiano che a pochi Km dalla città sede di tappa bucò una gomma « l’ho aspettato, -parole di Fantini con la classica cadenza abruzzese- e siamo rientrati nel gruppetto dei fuggitivi, a pochissimi Km dal traguardo mi giro e” p’ Crist’ ‘nzo vist’ chiù Benedett” ma non potevo aspettarlo di nuovo, altrimenti non avrei potuto fare la volata»} Morì in Germania, non ancora trentenne, in seguito ad una rovinosa caduta in prossimità del traguardo Giro d'Italia 1956,.Gaul conquistò la maglia rosa nella famosa ventunesima tappa Merano-Monte Bondone. In una giornata epica, con neve e freddo invernali e quattro passi da scalare, arrivò al traguardo con quasi 8 minuti di vantaggio sul secondo classificato (Alessandro Fantini alquanto fresco e conoscendo la sua idiosincrasia alle salite e la sua astuzia, moltissimi erano certi che Fantini avesse scalato il Bondone dentro un’auto al seguito fino a pochi km dal traguardo ) , più di 12 minuti su Fiorenzo Magni, che con una spalla fratturata reggeva il manubrio attraverso un tubolare stretto fra i denti. Gaul risalì in classifica generale dal 24º posto (a quasi 17 minuti da Fornara, ritiratosi semi-assiderato) al 1º posto, e si aggiudicò una delle più memorabili edizioni del Giro.
Altro famoso corridore il romagnolo Ronchini, che ben si distinse tra i professionisti e una volta lasciato il professionismo divenne direttore tecnico di una società dilettantistica e a distanza di tanti anni fu ben felice di mandare una sua squadra a Montenero con il rammarico di non poter venire per impegni presi precedentemente, raccomandando però ai suoi ragazzi di salutare la popolazione e i dirigenti della Virtus Montenero che avrebbe sempre ricordato con affetto. La gestione del grande pioniere Dott. Cremonese durò un decennio e si concluse nel 1957 con il Giro dei tre colli, fase finale del campionato nazionale indipendenti. Partenza da Montenero, bivio di Mafalda, bivio Tavenna e bivio S.P.552(lu pisciarill’) da ripetere più volte. Gara vinta dal toscano Giacomo Fini, nella foto. Alla partenza Fini era 2° in classifica alle spalle di Falasca (Atala) e per scavalcarlo doveva vincere sperando che il suo avversario non giungesse entro i primi 3. Il duello tra i due rese la gara bella e avvincente. Gli sportivi monteneresi, in maggioranza, parteggiavano per Falasca che correva praticamente senza squadra, mentre Fini era supportato dallo squadrone della Faema. Gli ultimi giri vedeva in testa Falasca insieme a 3 della Faema tra cui Fini. All’ultimo giro il dramma. Eravamo in tanti a seguire le ultime fasi insieme al padre di Falasca in Via Madonna di Bis. , subito dopo le case popolari, da dove era possibile vedere i corridori all’inizio della discesa, all’incrocio tra Palata e Petacciato. Quando apparvero le sagome dei ciclisti, il padre di Falasca con voce rotta dal pianto esclamò:« Non c’è mio figlio!» Inutilmente cercammo di consolarlo, dicendogli che la distanza era tanta per poter distinguere bene ma il poverino non faceva altro che ripetere:« Non c’è mio figlio» Aveva visto bene, il povero Falasca aveva forato a metà circa dell’ultimo giro. Don Giovanni così era chiamato comunemente si trasferì a Chieti e quel pesante fardello passò sulle spalle di Gino Calgione, appena quindicenne, che continuò sempre sotto il nome di Virtus Montenero e, non potendo firmare perché minorenne, con la presenza solo sulla carta del Dott. Cremonese, uomo eccezionale, un vero gentiluomo che mise a disposizione persino il proprio letto per ospitare i ciclisti. Dimenticavo di dire che, all’epoca, i corridori non andavano in albergo o al ristorante, ma ogni famiglia, disponibile, di Montenero ne ospitava uno o più a seconda delle proprie possibilità. Altri tempi; il paese collaborava,inoltre, non con i soldi ma offrendo il grano ( nu tomm’l’- nu m’zzatt’) che veniva venduto e con il ricavato si coprivano le spese. Con l’avvento di Gino le cose non peggiorarono, malgrado la giovane età, il suo impegno fu sostenuto non solo dalla passione ma dal desiderio di portare sempre più in alto il nome di Montenero sportiva, riuscendovi: infatti nel 1984 Montenero fu sede di tappa della Tirreno-Adriatico esattamente la 2^ tappa Cassino-Montenero vinta da Erich MAECHLER mentre la corsa era appannaggio del veneto Roberto Visentini, nella foto, davanti a Greg Lemond. Quel giorno Montenero fu alla ribalta della cronaca nazionale. Gli elicotteri al seguito della corsa si imbatterono in una bufera di neve e non riuscirono a raggiungere il nostro paese. Il telegiornale della RAI mise in risalto la notizia dicendo appunto che:« per via delle proibitive condizioni atmosferiche, erano atterrati ai piedi della Maiella anziché a Montenero di Bis. prov. di Termoli» Prime avvisaglie dei guasti del ’68?Con il passare degli anni il ciclismo andò scomparendo, di tanto in tanto qualcuno cercò, ma senza successo, di riportarlo in auge. Attualmente il 21 settembre è riservata alla corsa per amatori organizzata da Irace Cesare che iniziò la carriera di ciclista all’epoca di Don Giovanni Cremonese e sempre di quel periodo D’Alò Maurizio e Giannetti di cui non ricordo il nome .
Ultimamente sono saliti alla ribalta due ciclisti che potevano dare tante soddisfazioni agli appassionati di questo sport e invece chi per un verso chi per un altro hanno deluso le aspettative: mi riferisco a Mauro Brandone e Francesco Raspa. Il primo, un autentico uragano, ha preferito cimentarsi nel Body Building dove ha ottenuto moltissimi successi che elencherò in seguito, ora vi racconto un episodio legato al ciclismo, si correva a Campobasso luogo che Mauro stava raggiungendo, accompagnato dal padre ma giunti a metà strada circa, l’auto non ne volle più sapere e il nostro campione non si disperò e inforcata la bicicletta giunse a destinazione, dovette anche fare la voce grossa perché secondo gli organizzatori era arrivato fuori tempo per l’iscrizione, ma dietro alle proteste del campione cedettero e lo iscrissero e sapete come andò a finire? Il vincitore…………? Mauro Brandone, episodio da primi giri d’Italia, quando non tutti giungevano al traguardo per i motivi più svariati: chi sbagliava strada, chi travolto dalla stanchezza veniva ritrovato dentro un pagliaio a dormire placidamente e così via. Francesco, invece, quando tutti prospettavano per lui una brillante carriera tra i professionisti, ha preferito mollare e dedicarsi allo studio, da appassionato mi viene da dire:«Che peccato !!!» Avrà avuto delle valide motivazioni che lo hanno spinto a fare una scelta senza meno dolorosa per lui e agli appassionati e tifosi di Francesco non resta che rassegnarsi. Riporto ora il suo palmares ridotto altrimenti occuperebbe troppo spazio: Campionato regionale esordienti-- Il campionato provinciale e regionale nel ’95 e ’96--Ancora primo nella gara di fondo-- altre brillanti vittorie e una miriade di piazzamenti, tra l’altro ha preso parte anche ad una corsa a tappe (6)in Brasile Purtroppo anche nel ciclismo, così come per un posto di lavoro, i giovani devono trasferirsi al nord. Francesco ha iniziato, ragazzino, con la locale società gestita dal sig. Lallopizzi per passare poi alla soc. Monforte quindi alla U.S. Lanciano e per finire alla soc. veneta Fis-Parolin che avrebbe dovuto celebrare i l grande salto tra i professionisti e invece……..Prima di chiudere l’argomento ciclismo vorrei rivolgere un saluto affettuoso e pieno di ammirazione per Gina, madre di Francesco, che non si è di certo spaventata quando , rimasta quasi sola, ha superato molte difficoltà per organizzare la gara in memoria del compianto Michelino.
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