La vita di Don Michele Sassi
Grazie all'attiva partecipazione di persone valide come Dante Di Cintio si apre una nuova rubrica su BorgiaWeb.com. L'intento è quello di rievocare alcune figure del recente passato di Montenero di Bisaccia per darne visione ai più giovani e ricordarle a coloro che le hanno conosciute. Iniziamo con il Dottor Michele Sassi il quale scrisse un memoriale delle sue vicende lavorative negli ultimi anni della sua vita. Dante, dopo averlo letto, ha chiesto e ottenuto l'autorizzazione alla pubblicazione del contenuto. Pubblicheremo in "Pillole" settimanali il contenuto del volumetto. Nicola Borgia.
La vita di Don Michele Sassi
Nato a Montenero il 4/08/1905 si spense il 15/11/1987.
Figlio di Lalli Immacolata e di Giuseppe, integerrimo e meticoloso contabile nel lanificio Luciani, lo indirizzò verso gli studi Umanistici, frequentò il Ginnasio, (a quei tempi 1^, 2^e 3^ media più 4^ e5^ Ginnasio erano raggruppati.) ad Ascoli Piceno il liceo classico a Foggia. Laureato alla Sapienza di Roma nel 1929. Prima di esercitare fece molto tirocinio in ospedali romani e poi ebbe la condotta a Matrice dove rimase nove anni prima di tornare a Montenero e dove conobbe una dolce e amorevole ragazza che diventerà la compagna della sua vita regalandogli la gioia di tre figli. Fino agli ultimi giorni della sua vita rimase convinto assertore della tesi che soltanto chi aveva frequentato il Liceo Classico poteva accedere alla facoltà di medicina. Quando, pensionato, veniva tutti i giorni a casa mia per portare una parola di conforto a mia Madre, malata terminale, si fermava volentieri a parlare con me e raccontarmi straordinari episodi della sua professione e non lasciava passare occasione per ripetere che la maggior parte dei termini della medicina derivavano dal greco e quindi: “ Come può capire il significato, ad esempio, di quello che è scritto nei foglietti illustrativi o , determinate Patologie se non conosce il greco? ” Fantastico poi il suo rapporto con l’autovettura, una Fiat 500 rossa, strapazzata in tutti i modi.
Era capace di percorrere chilometri sempre con la 1^ marcia e tanto acceleratore da essere riconosciuto a distanza. Ricordo una gelida mattina invernale, uscito di casa per il solito giro di visite, strade ghiacciate, dopo un centinaio di metri finì la sua corsa contro il muro di una casa in Via Argentieri ,poco prima della curva “lu giron’, con il proprietario della casa che imprecava perché gli avevano, non fu il solo ad andare a sbattere e tutti allo stesso punto, massacrato il canale di scolo delle acque piovane, non preoccupandosi minimamente dei poveretti che avevano avuto quella disavventura; i quali erano tutti rimasti sul posto a commentare e raccontare la dinamica dell’incidente, Don Michele prese la sua borsa e iniziò il giro di visite dei malati. Stavo andando in officina e vidi quell’ammasso di autovetture, riconobbi la 500 rossa e dopo aver lasciato la mia dal meccanico tornai a piedi per togliere la 500 da quell’incomoda posizione. Naturalmente era aperta e con la chiave inserita. Il suo pensiero era sempre rivolto ai suoi pazienti e non c’era posto per la povera 500 rossa.