PER DONARSI AGLI ALTRI PRIMA DI TUTTO… BISOGNA ESSERE SE STESSI
“La vita è un'opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne realtà. La vita è una sfida, affrontala. La vita è un dovere, compilo. La vita è un gioco, giocalo. La vita è preziosa, abbine cura. La vita è ricchezza, valorizzala. La vita è amore, vivilo. La vita è un mistero, scoprilo. La vita è promessa, adempila. La vita è tristezza, superala. La via è un inno, cantalo. La vita è una lotta, accettala. La vita è un'avventura, rischiala. La vita è la vita, difendila.” (Madre Teresa di Calcutta) Vi starete chiedendo perché cominciare un reportage con queste parole? Forse un primo indizio può venire dal titolo: “PER DONARSI AGLI ALTRI PRIMA DI TUTTO… BISOGNA ESSERE SE STESSI”. Qualcuno potrà chiedersi perché in questo periodo di amenità e frivolezze, io voglia porre l’attenzione su qualcosa che forse richiede un po’ di impegno… Impegno soprattutto nel fermarsi a riflettere… Non chiedo altro… Le foto allegate non sono state scattate da me, ma da mia cugina, Serena Monti, avvocato per una grande società di Milano, che qualche hanno fa decise di concedersi una vacanza, come direbbero in molti, ALTERNATIVA… Alternativa lo è stato di sicuro… E’ andata come volontaria per circa un mese dalle Suore di Madre Teresa a Calcutta, in India. Vi chiederete perché, dopo diversi anni, ho deciso di pubblicare le sue foto? Il motivo è molto semplice: una riflessione su ciò che può significare donare il proprio tempo, o meglio la propria vita, come fanno le Suore di Madre Teresa, agli ultimi degli ultimi… A cosa pensiamo quando vediamo immagini del genere? Sicuramente sono molto forti e ci invitano ad una profonda riflessione, ci invitano a scandagliare le profondità del nostro cuore. Il passo successivo poi, sarebbe quello di prendere il primo volo ed essere lì, accanto a loro. Sarebbe quello il modo migliore? Siamo tutti chiamati a questo? Non credo… In che modo renderci utili anche restando QUI? C’è qualcosa che possiamo cominciare a fare anche subito, ora. Il primo servizio che si deve al prossimo è quello di UN PROFONDO ASCOLTO... Spesso dimentichiamo che ascoltare può essere un servizio ben più grande che parlare e fare, agire... Chi non sa ascoltare a lungo e con pazienza parlerà senza toccare veramente l’altro ed infine non se ne accorgerà nemmeno più. Morale: vogliamo aiutare l’altro? Impariamo prima ad ascoltarlo. Meglio: facciamoci aiutare dall’altro ad essere una persona migliore. Scendiamo dal nostro podio e camminiamo a fianco di colui che vorremmo veder camminare. E allora? Solo in atteggiamento di ascolto riusciamo a capire quali sono i bisogni dell’altro (e i nostri limiti) e valutare, dunque, se disponiamo o meno dei mezzi per “renderci utili”. Sempre nell’umiltà dell’ascolto ci accorgiamo forse che l’aiuto può essere reciproco, ovvero che noi stessi, per primi, abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia una mano. Scendere dal nostro piedistallo, ecco, questo davvero ci aiuta: ad evitare di aiutare chi non ha affatto bisogno di aiuto; a bussare con discrezione prima di entrare nella vita dell’altro; a presentarci per quello che siamo, senza nascondere le nostre fragilità, poiché avere accanto dei superuomini o dei supereroi non aiuta nessuno a crescere; a vedere che per aiutare in modo efficace e rispettoso è sempre necessario prepararsi, darsi una formazione, mantenersi informati, conoscere le situazioni nelle quali si intende intervenire. Assumersi insomma le proprie responsabilità verso gli altri. È meglio non dimenticare mai che il nostro scopo non è di per sé “essere utili ed aiutare gli altri”. L’obiettivo è “il bene” dell’altro. Madre Teresa diceva: «Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà del vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso. La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. La gioia è molto contagiosa». PER DONARSI AGLI ALTRI PRIMA DI TUTTO BISOGNA ESSERE SE STESSI, DEVO SAPERE CHI SONO PER ESSERE AUTENTICO NEL SERVIZIO, IN OGNI COSA CHE FACCIO. Queste parole mi sono state donate tanto tempo fa, durante una conversazione sul servizio e da queste parole si può prendere spunto per ragionare sul servizio come stile di vita, come valore, come virtù che contraddistingue chi fa del servizio una scelta. Essere me stessa, sapere chi sono... da dove posso partire? Partire da Colui che mi ha generata, da Chi mi ha promesso la vita, partire da Dio e dal Vangelo, dal messaggio e dall’esempio del Cristo che si è fatto uomo per salvare l’umanità e che chiede ad ognuno di noi di essere portatori della promessa di salvezza che Dio ha fatto agli uomini. Guardarmi allo specchio ogni giorno, non solo per guardare le espressioni del mio volto, ma per entrare dentro di me, attraverso il mio volto, specchio della mia anima. Guardarmi allo specchio e chiedermi chi sono, quali sono i valori in cui credo, cosa voglio dalla vita, cosa dono di me agli altri e come voglio donarmi agli altri, come desidero vivere la vita: nella logica dell’arrivismo e della scalata sociale per il mero successo? O nella logica della scelta del bene, del bene dell’altro, del bene per l’altro, nella logica dell’amore donato? Ricordarmi che io sono perché gli altri mi donano loro stessi, io sono perché vivo in una comunità, io sono e accanto a me ci sono anche gli altri e questo mondo lo abitiamo e lo agiamo insieme, io sono perché non sono sola: la famiglia, gli amici, la scuola, il mondo del lavoro, la parrocchia... gli altri mi fanno ricca... ricca dei loro doni, ricca e preziosa, unica e irripetibile. Ricordarmi che IO SONO PERCHÉ CI SONO GLI ALTRI E CHE GLI ALTRI SONO PERCHÉ CI SONO ANCHE IO, PERCHÉ IO DONO LORO ME STESSA. Ricca della mia competenza: sono me stessa e ricca dei doni competenti che mi sento di offrire, il servizio è aiutare gli altri e rendersi utili in una dimensione di stile di vita, nella consapevolezza che per fare bene le cose è necessario impegno e volontà di imparare: non si improvvisa l’educazione, non si improvvisa l’animazione, non ci si improvvisa competenti nelle tecniche che servono per aiutare a costruire una casa o a montare una tenda. La ricchezza di sé è piena della competenza con cui ci affacciamo agli altri per offrire un po’ del nostro tempo. Ricca della mia costanza e continuità: sono utile agli altri e li aiuto nella costanza della quotidianità, in uno stile e in una dimensione di vita che giorno dopo giorno mi porta ad andare incontro agli altri. Il servizio... Non è una costrizione... Non è una cosa fuori da me... Il servizio è dono di me e si origina dal cuore, dal valore del dono, dall’amore. È dentro di me, è nel mio cuore, perché credo nella gratuità, nel dare senza pretesa di ricevere nulla in cambio, è la vita della quotidianità che mi da la possibilità di mettermi in gioco e spendermi nell’amore per il mio prossimo. È dentro di me e mi chiede costanza, sacrificio, gioia, convinzione, amore... E per tutto ciò non c’è bisogno di fare grandi cose, ma di grande amore. Anche un piccolo gesto che procuri il bene di chi mi vive accanto, se è fatto con amore, se è vivo perché è pieno di amore, diventa grande! E mi rende ricca! E allora sono davvero io!
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Lun, 01/08/2011 - 2:47pmMeravigliosa l'esperienza che tua cugina ha deciso di intraprendere andando a Calcutta. Sicuramente un grande coraggio e una grande forza d'amino perchè non è per tutti andare ad assistere degli ammalati, a volte anche vittime di malattie gravi e contagiose, in un posto lontano. Sicuramente un grande gesto di fede e di amore verso il prossimo.
Poche settimane fa, in una delle mie lunghe corse mattutine, ero affiancato da un mio vecchio amico che, in un ragionamento allargato, mi fece una domanda che mi lasciò di stucco: " facciamo un viaggio in Africa come volontari per qualche associazione umanitaria? ".
Per un momento, non a causa della corsa che stavamo facendo, mi mancò il fiato. L'ho sempre considerato un grande amico, sincero e buono d'animo, ma sicuramente non capace di un gesto del genere. A seguito di un altro lungo ragionamento lo portai a riflettere su come si possa fare del bene non dovendo per forza andare in un altro continente e lui sbalordito fu costretto ad annuire.
Senza dubbio fare un gesto così grande non è per tutti, ma fare un piccolo gesto, magari quotidianamente, per chi è a pochi metri da noi, è alla nostra portata e, con lo stesso spirito con cui Serena ha aiutato le persone di Calcutta, noi possiamo aiutare chiunque ci sia vicino.
Chi è capace di simili azioni non sta su un piedistallo e non ne sente l'esigenza. Chi, invece, sta sul piedistallo non guarderà mai in basso, ma, piuttosto, in alto in cerca di nuove vette da scalare per rendersi conto, spesso troppo tardi, che ha sprecato le sue forze in un direzione sbagliata.
Grazie Anna perchè doni il tuo tempo anche a noi di MonteneroLife.it portandoci a riflessioni che fanno bene al cuore
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Lun, 01/08/2011 - 2:49pmLe foto sono stupende, ricche di emozioni e sensazioni. Ecco un chiaro esempio del fatto che non occorre avere un'attrezzatura da reporte per fare grandi foto, ma bisogna avere un meraviglioso soggetto. Scattate e fate vostro quel meraviglioso momento di vita.
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Lun, 01/08/2011 - 5:43pmNicola... Nicola... Come sempre riesci ad andare in profondità e arrivare al cuore delle cose... Quando ho letto dell'Africa ho sobbalzato anch'io. Sai, è un sogno nel cassetto ed un desiderio che mi porto dentro da anni. Chi lo sa, forse riuscirò a realizzarlo e a partire, ma sempre più spesso mi rendo conto come anche la nostra sia una terra di missione. Si, proprio il nostro occidente, la nostra civiltà così progredita e tecnologicamente avanzata... Da quando sono a San Salvo all'istituto Professionale, mi sono resa conto che anche quel tipo di realtà è terra di missione. Ci sono tantissimi ragazzi che hanno sete non solo di sapere e di conoscenze, ma soprattutto di UMANITA'... Quella che molto spesso manca. Mi sono resa conto, come dici tu, che si può fare tanto con piccoli gesti... Spero che le piccole gocce d'acqua non vadano mai perse, ma possano irrorare un terreno che per troppo tempo è rimasto secco...