IL PASSATO, IL PRESENTE, L'I.P.S.I.A.
Sabato 9 e domenica 10 aprile si è svolta la terza edizione di “Noi per conoscere Voi”, rassegna espositiva e di interscambio tra gli operatori che operano nel territorio del vastese. Promosso dall’AssoVasto, in collaborazione con Confindustria di Chieti, l’appuntamento ha visto la partecipazione di circa 80 espositori, provenienti in gran parte dall’ambito territoriale di Vasto e del suo comprensorio, disposti in un’area di 3000 mq., presso i capannoni della Tessitore Iveco nella Zona Industriale di Punta Penna. Notevole l’affluenza di visitatori sin dall’apertura, grazie anche alla presenza di molti studenti degli istituti locali. Dopo i saluti delle autorità, il Presidente dell’Assovasto, Gabriele Tumini, ha ringraziato i presenti e si è soffermato brevemente sugli scopi di questa manifestazione rivolta agli operatori della nostra zona affinché si conoscano di più tra di loro, per aprire nuovi canali e ulteriori possibilità di lavoro e interscambio, ma anche per dare maggiori possibilità a chi cerca lavoro. Molti gli appuntamenti che si sono svolti in questi due giorni, dove sono state affrontate tematiche molto interessanti quali il Rapporto scuola-impresa per favorire l’occupazione giovanile, Politica Economica Regione Abruzzo: riforma Consorzi Industriale e per chiudere La Storia della industrializzazione del Vastese. Sono intervenuti: Gabriele Tumini Presidente Assovasto, il Dott. Silvio Di Lorenzo Presidente Camera di Commercio di Chieti, il Dott. Nicola Argirò Presidente IV Commissione Attività Produttive per la regione Abruzzo , l'Avv. Luciano Lapenna Sindaco di Vasto, il Dott. Enrico Di Giuseppantonio Presidente Provincia di Chieti. In questo contesto così specifico è stata presente anche quest’anno la mia scuola: l'Istituto Professionale di San Salvo con gli indirizzi Elettrico, Elettronico e il Corso Moda. E’ giusto ringraziare la nostra Preside, la Prof.ssa Maria Luisa Di Mucci e il nostro Direttore, l’Ing. Edmondo Laudazi, ma quest’anno vorrei dedicare queste righe ai veri protagonisti, I RAGAZZI e fare qualche piccola riflessione con loro E PER LORO… Vorrei che si possa riconoscere loro il merito di tutto quello che si si è realizzato. E’ giusto ricordarli uno per uno, perché ognuno di loro ha dato tempo, disponibilità, attenzione e ha messo a disposizione le proprie conoscenze per poter realizzare ciò che si è presentato all’AssoVasto, ma anche tutto ciò che ha accompagnato quest’anno durante il percorso di Orientamento nelle Scuole Medie. GRAZIE A ROCCO DI CRISTINO, PIETRO MASTROIACOVO E MICHELE LA GIOIA DI V A. GRAZIE AD ANDREA D’ALETTO, LUIGI BERCHICCI E MASSIMILIANO D’ANNIBALLE DI V B. GRAZIE A MICHELA D’AMARIO, LUANA SIMONE, MARIA PISTACCHI, FRANCESCA DI TOLLO E ROSY SURACE DI IV C. GRAZIE RAGAZZI! Non per ultimo, vorrei ringraziare un ragazzo del primo anno, Riccardo Scozzari, che è rimasto con noi per tutta la giornata di sabato, dandosi da fare come poteva. E’ importante lodare ed apprezzare l’impegno anche dei più piccoli che, in ogni modo cercano di far conoscere la nostra realtà… Grazie anche a te Riccardo! Avete continuato a lavorare nonostante la stanchezza, nonostante “le chiacchiere di corridoio” che spesso ci sono state perché, purtroppo, molto spesso, si guarda solo l’involucro esterno e non si va al cuore, alla vera essenza… Certo, sicuramente, a volte i ragazzi non sono stati presenti, ma stavano percorrendo il SENTIERO DELLA LORO ESISTENZA… Una strada fatta di tante esperienze, di molti momenti in cui hanno avuto modo di confrontarsi con quello che è IL MONDO, quel mondo che molto spesso vorremmo loro mostrare, quel mondo che, tra non molto li accoglierà e non sempre sarà così benevolo… E’ proprio a voi ragazzi, ad ognuno di voi che voglio dedicare queste righe, prendendo spunto da una bellissima poesia di Pablo Neruda che si intitola: “Lentamente Muore”. Non fatevi confondere dal titolo…. E’ un VERO INNO ALLA VITA… La frase che racchiude tutta la poesia è proprio l’ultimo verso… “Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.” E’ vero, solo l’ardente pazienza può portare al raggiungimento della felicità e della piena realizzazione. Voi avete creduto fino in fondo e avete avuto pazienza… Queste righe vorrei che aiutassero anche noi docenti a riflettere su ciò che facciamo ogni giorno. Cosa rappresenta veramente il nostro lavoro? Cosa desideriamo veramente comunicare ai nostri ragazzi? Si, sono i nostri ragazzi, sono i ragazzi di ognuno di noi. Per quanto mi riguarda ho sempre cercato di vivere l’insegnamento non solo come un lavoro, ma un vero sentiero che mi ha aiutata a mettere in luce anche gli angoli più bui della mia anima. Realtà molto interessante e viva. Per tanti anni ho avuto modo spendermi, realizzando quella che era la mia più grande aspirazione: fare dell’insegnamento una vera missione. Non sono parole preconfezionate, ma un percorso di vita che ho cominciato a intraprendere proprio stando in mezzo ai ragazzi e non solo nell’ambito scolastico. Il mondo del volontariato era per me una realtà molto importante, attraverso la quale sentivo di poter donare qualcosa di me e soprattutto ricevere moltissimo… Con il passare del tempo mi sono resa conto che forse era possibile conciliare il lavoro di insegnante con l’opera del volontariato. In che modo? Vivendo con pienezza il proprio lavoro e credendo fino in fondo che ogni ragazzo poteva fare la differenza. Forse una affermazione del genere potrà sembrare anacronistica. Non è così. Trasmettere i contenuti in modo nuovo, ma soprattutto mettendo al centro di tutto i ragazzi, il loro mondo, la loro realtà. Tutto ciò, però, non sempre è considerato, non sempre è preso in esame. Spesso si parla dei ragazzi delI’I.P.S.I.A. e li si etichetta come RAGAZZI DIFFICILI… Ma chi sono veramente e cosa fa la scuola per loro? Indubbiamente non ci si deve sostituire al tessuto familiare e sociale, ma integrarlo in modo pieno. Sogni? No, affatto! Certo i ragazzi difficili, prepotenti, ribelli, che mettono in difficoltà non solo la famiglia e la scuola, sono una realtà sempre più pressante. Qualunque sia l’etichetta che appiccichiamo loro addosso, c’è da tener presente, però, che i loro atteggiamenti e comportamenti prepotenti, violenti e ribelli non si possono spiegare ricorrendo al brutto carattere poiché nessuno di loro è nato bullo o ribelle, ma lo è diventato! Ed è proprio questa la realtà che riunisce in un’unica etichetta questi ragazzi “difficili”. Se questi atteggiamenti non derivano dal loro patrimonio genetico, da dove nascono allora? Da dove traggono origine? Interroghiamoci più a fondo, chiediamoci veramente cosa è possibile fare per loro, ma soprattutto INSIEME A LORO… Cerchiamo di non respingere quel 5% di buono che vive in ognuno dei nostri ragazzi, proprio quella parte che dovremmo invece accogliere ed educare per farla crescere. Spesso li allontaniamo e li rifiutiamo proprio quando li lasciamo ore ed ore davanti al computer, quando cerchiamo di liberarci della loro fastidiosa presenza invece di farcene carico, quando rifiutiamo i loro piercing, i loro tatuaggi, i loro orecchini, le loro capigliature da marziani, la loro musica assordante, il loro linguaggio spesso volgare e incomprensibile. Ma li condanniamo soprattutto quando li teniamo fuori dalla nostra mente e dal nostro cuore. E pensare che dovremmo invece occuparcene di più, star loro più vicini perché più immaturi, quindi più bisognosi di presenza adulta, di investimenti educativi e di nuove progettualità rispetto ai coetanei già cresciuti. Occuparsi di questi ragazzi è un compito gravoso, ma è l’unica strada per recuperare i loro atteggiamenti provocatori e distruttivi senza esiliarli né dai nostri pensieri né dai nostri affetti. La cosa che conta maggiormente è proprio quanto siamo disposti a spendere di noi stessi in accoglienza ed accettazione, amore ed attenzione, pazienza e riconoscimento, fiduciosa attesa e rispetto. Sono però “medicine” che possono essere somministrate a questi giovani solo se noi adulti che ci relazionano con loro siamo davvero diventati adulti, siamo cioè davvero diventati capaci di dare presenza, affetto, attenzione e soprattutto ascolto e vicinanza emotiva a questi adolescenti in difficoltà. Una volta ho letto che “Dove c’è fissità c’è malattia, c’è disagio, c’è falsità. Dove c’è cambiamento c’è salute, c’è trasformazione, c’è verità”. Attenzione, allora, anche a quei figli ed alunni che si fissano su comportamenti sempre adeguati, sempre in linea con la volontà degli adulti, sempre corretti, mai trasgressivi. Sono anche loro ragazzi “difficili”, anche loro, a volte, sono adolescenti a disagio, anche loro possono vivere nella falsità e quindi anche loro rischiano di fermarsi per strada. A questo punto sarebbero doverose le conclusioni, ma forse può essere bello proprio non chiudere ma lasciare aperto questo sentiero, proprio per dare ad ognuno la possibilità di percorrerlo, cercando di personalizzarlo a suo modo.
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Ven, 15/04/2011 - 9:43pmCome al solito un reportage di grande spessore. Sono contento che questi ragazzi abbiano trovato un'insegnante che li segua in questo modo. Chissà che da questi ragazzi non venga fuori qualcosa che possa trovare un reale riscontro nel mondo lavorativo.
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Sab, 16/04/2011 - 10:56amGrazie Nicola, grazie di cuore! La soddisfazione più grande è proprio quella di vedere che questi ragazzi siano capaci di poter realizzare con le loro mani tutto ciò... Sarebbe stupendo se tutti gli insegnanti potessero apprezzare, come hai fatto tu il loro lavoro... Spesso si è troppo ancorati alle proprie convinzioni e non si è sempre disposti a mettersi in gioco per chi, comunque, rappresenta il NOSTRO FUTURO...