PAULUS... CHI ERA VERAMENTE PAOLO DI TARSO?
Comincio col chiedere scusa se, pubblico le foto del recital PAULUS con qualche mese di ritardo… Cercherò di farmi perdonare cercando di raccontare chi era Paolo di Tarso. Saulo (nome greco) nasce verso il 10 d.C. a Tarso, una città che si trovava nell’attuale Turchia. Figlio di farisei, aveva da giovane studiato a Gerusalemme divenendo fariseo osservante, fino a perseguitare la Chiesa nascente, ritenuta una setta da devastare. Di mestiere era fabbricatore di tende. Mentre si recava a Damasco (forse verso l’anno 35) con un drappello di seguaci e lettere del sinedrio per aggredire e molestare i cristiani di quella città, che egli considerava traditori del giudaismo, è colpito da una folgorazione improvvisa: Gesù gli si manifesta e lo chiama a portare il Vangelo tra le genti. Da quel momento incomincia per Saulo una vicenda epica che lo porterà ripetutamente per mari, monti e deserti in tutto l’arco del Mediterraneo orientale e culminerà a Roma nel martirio. (I fatti sono raccontati dall’evangelista Luca negli Atti degli apostoli e nelle lettere di Paolo). In poco tempo, con mezzi poveri e poche persone compie un’azione che ancora oggi è inspiegabile: il Vangelo dall’Asia Minore giunge in Europa e viene detto in linguaggio adatto alle culture che egli incontra, mettendole in contatto con Cristo Gesù. Viaggiando lungo le vie dell’impero adotta un secondo nome dal suono più latino: Paolo. In eredità ha infatti ricevuto un diritto che molti gli invidiano: la cittadinanza romana. Lo sa sfruttare, sapientemente, in diverse occasioni, per non farsi mettere i piedi sulla testa e per presentarsi, quando Dio lo ritiene opportuno, davanti alla massima autorità dell’impero: l’Augusto Nerone. Dopo la conversione, il centro del messaggio di Paolo è Cristo, il quale gli starà sempre davanti agli occhi ma soprattutto nel cuore. Vita, luce, sapienza, salvezza, norma di vita, “acqua viva”, principio creatore dell’universo, centro di attrazione e di convergenza di tutte le creature, principio di unificazione e di riconciliazione di tutti gli uomini, seme interiore di vita nuova: tutto per san Paolo si concentra in Cristo, “Figlio di Dio secondo lo Spirito”. PER PAOLO IL VANGELO NON È UNO SCRITTO, MA UNA PERSONA VIVA DENTRO DI SÉ: GESÙ DI NAZARETH. Nella storia della chiesa agli apostoli sono succeduti i vescovi che, mediante lo Spirito Santo che è stato loro donato, sono costituiti pastori, maestri di dottrina, sacerdoti. Sebbene Paolo sia apostolo dei gentili (non ebrei), predica sempre innanzi tutto agli ebrei. Fa un lavoro “di squadra” con persone come Barnaba, Marco, Sila, e altri. Si reca in importanti capoluoghi di provincia situati su rotte commerciali, in grado quindi di influenzare un’intera regione. Usa metodi diversi (predicazione, discussione delle Scritture, dibattiti filosofici) per comunicare la buona notizia di Gesù. Rende culturalmente rilevante il Vangelo senza cambiarne il messaggio essenziale. Tutto ciò era PAULUS…
Lo stesso “Paulus” che i ragazzi del Gruppo Missionario di Suor Ester hanno deciso di mettere in scena il 17 aprile, Domenica delle Palme, presso il teatro parrocchiale San Matteo Apostolo. Il sipario si apre su un angolo della Roma imperiale di Nerone, davanti alla casa sorvegliata di un prigioniero di nome Paolo. Claudio e sua figlia Cecilia, Tullio, Patras, Eleuteria, sono personaggi popolari, alcuni simpatici e bonari, altri loschi e intriganti, che con la loro curiosità dapprima sollecitano il giovane servitore Luca a raccontare le vicende di quell’illustre prigioniero in attesa di processo, e poi partecipano commossi alla sua ingiusta condanna. Così si ripercorre la vita di San Paolo, dalla famosa conversione sulla strada di Damasco fino all’ultimo processo a Roma, quello che decreterà la sua condanna a morte. “Paulus” è stato uno spettacolo agile, scorrevole, che ha permesso a chi era lì come me, quella sera, di potersi immergere nel vivo della storia dei primi cristiani, del rapporto con la società di quel tempo e dell’inizio del grande sviluppo del Cristianesimo, di cui proprio Paolo di Tarso, prima chiamato Saulo, con il suo passato da persecutore a perseguitato, con i suoi numerosi viaggi, i suoi scritti e le predicazioni, è considerato ancora oggi il più grande comunicatore. Così, tra dialoghi leggeri, a tratti divertenti, e momenti di tensione e di coinvolgimento emotivo, è emerso il racconto della vita e del pensiero di questa grande figura della Chiesa.
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Mar, 19/07/2011 - 9:59pmBellissimo articolo e ottimo reportage, quando ci sei si nota la differenza. Grazie!
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Mer, 20/07/2011 - 1:09pmGrazie a te Direttore e grazie al tuo sito, attraverso il quale è possibile rendere partecipi tutti di ciò che di buono ancora si riesce a fare... Io mi faccio solo portavoce...
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Mer, 20/07/2011 - 7:09pmBellissimo Anna... La frase che mi ha colpito, (volutamente dalla tua penna) è stata :"PER PAOLO IL VANGELO NON È UNO SCRITTO, MA UNA PERSONA VIVA DENTRO DI SÉ: GESÙ DI NAZARETH". Il vero cristiano non è chi segue una parola semplicemente scritta ma chi la fa vita, chi incarna la persona di Gesù...