OGGI SI EDUCA ANCORA ALLA LEGALITA'?
Oggi è sempre più forte il bisogno di democrazia come luogo in cui ci si dia delle regole e in cui si sviluppano quei processi che governano lo stare insieme. Si ha l’impressione che l’attenzione su questi temi sia scemata non poco, e che laddove si provi a fare qualcosa lo si faccia con stereotipi che fanno più leva su situazione emotive che su approcci razionali. Ma vale ancora la pena educare alla legalità? Decisamente sì. Nel particolare momento storico che stiamo attraversando nel nostro Paese, dove l’approssimazione delle analisi e lo strabismo delle prassi a cui la politica italiana ci sta abituando, concimano nella società, e soprattutto nelle fasce giovanili, il germe del relativismo culturale e un senso di disorientamento e rassegnazione pericoloso, serve affermare con forza le idee della ragione. Di una ragione capace di percepire la portata storica di alcuni grandi processi in corso e che, come la Storia insegna, non si fermano certo con un semplice Altolà! D’altronde i processi si governano, non si eliminano per decreto. Se in Italia l’orizzonte di valori come l’onestà, il senso di cittadinanza attiva, il rispetto delle regole va sempre più assottigliandosi servono oggi, ancor più di ieri, educatori capaci di essere testimoni con la propria vita di questi valori, ma anche di accompagnare i giovani nella comprensione dei fatti e dei meccanismi che regolano e accompagnano la vita di tutti i giorni. Come educare alla legalità? Penso che parlare di legalità senza parlare di democrazia e partecipazione sia un approccio sbagliato e sbilanciato sul piano emotivo. Mi sembra quindi urgente, prima di tutto, parlare di democrazia, ovvero di un luogo in cui ci si dà delle regole condivise in cui si sviluppano quei processi che governano lo stare insieme e in cui, nostro malgrado, si generano le cancrene che tutti conosciamo. Perché darsi delle regole? E quando in una comunità le regole non sono rispettate? Quali disequilibri provoca sul tessuto umano, sociale, economico, etico di una società? Proviamo a rifarci queste domande per prima cosa.
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Gio, 26/11/2009 - 5:40pmMandy
il giusto è un debole
il debole è un vile e quindi non merita attenzione
non avrai altro Dio fuor chè me ( dio denaro) sono questi i fondamentali della nuova società
Il rispetto e la solidarietà, sono una cosa seria e senza necessità di dichiarazioni e richiami a Dio.
Un fatto, un gesto, l'azione, senza parole inutili, concretizzano il rispetto e la solidarietà.
E lo si fa perchè sei un Uomo, con un'anima certo coltivata anche dal cristianesimo, ma non solo: ci sono anche l'intelligenza, la sensibilità, la cultura, l'educazione. Mica aiuti il prossimo solo perchè te l'hanno detto al catechismo.
Che c'entrano qui il DENARO e DIO?
Trovo che una persona che spezzi il pane con il bisognoso, solo perchè devoto all'Altare, privi le sue potenzialità di Uomo di uno sbocco. Il giusto non è un debole, anzi. Ma deve essere consapevole di essere forte e più forte dei prepotenti. Che, guarda caso, sono tali solo con i deboli e quando ci si fa deboli davanti ad essi.
E al sofferente, al debole, mentre do la mano, non dico "poverino, c'è Dio". Gli dico "resisti, lotta, tira fuori gli attributi, porca miseria! Dio lo trovi un pò più avanti".
Ho letto il commento di Anna e ho pensato che riguardasse questo argomento, non un altro.