Le Pillole di Sassi: A cavallo sotto il sole
C'è gente che le malattie, se non ce l'ha, se le crea e con tanto perverso accanimento che finisce, a furia di ascoltarsi e macerarsi nel dubbio, con il convincersi che qualche cosa non funziona ed aggredisce il medico, quanto prima possibile, per estorcergli qualche ricettucola (specie da quando la prescrizione dei medicinali è divenuta gratuita) o un consiglio. Tale era un mezzadro - chiamiamolo Cesare - con l'aggravante che era marchigiano (per carità, gente buona e lo affermo con piena conoscenza per aver frequentato il ginnasio-liceo nella Marche), di quelli, cioè, che dicono "sto male" per significare "sto poco bene", come abbiamo visto altrove. Questo mezzadro, in tempi in cui non v'erano strade per raggiungerlo in campagna e bisognava accontentarsi dell'asino, del mulo o della giumenta (in seguito costruirono buone strade di comunicazione che potevano essere percorse da birocci prima ed, in seguito, anche da auto) non stava a pensarci, anche per un modesto raffreddore, a chiamare il medico il quale, a parte la discreta distanza della masseria, doveva sentirsi allietare le tre ore - tra andata e ritorno - da tutte le chiacchiere che gli piaceva snocciolare.
L'ultimo tratto del viaggio era il più feroce perchè era più agevole percorrerlo a piedi per una sensibile salita e, d'inverno, scivolosa. La casa colonica era posta su di un colle, osservatorio magnifico per eventuali avvistamenti del medico che si fosse trovato in quei paraggi, in visita da altri agricoltori, e che Cesare avrebbe diabolicamente chiamato e richiamato col vigoroso tono baritonale della sua voce per scambiare... due chiacchiere o carpire ricette e consigli. Per fortuna la salute di quella famiglia mezzadrile era ottima sotto ogni aspetto, checché loro ne pensassero, pur essendo, oramai, tutti i suoi componenti sotto il dominio assoluto del virus della malattia perfidamente inoculato dal capofamiglia. Se Cesare capitava in paese per spese o per la Messa della domenica ne approfittava per recarsi dal medico a recitargli il rosario delle sue sofferenze e di quelle dei suoi. Insomma, era uno di quelli che, visto da lontano, bisognava evitare nel modo più assoluto e prendersela con la malasorte se, per caso, ti scorgeva proprio nel momento in cui credevi di averla fatta franca. Un giorno venne a chiamarmi-, stavo pranzando, il caldo d'estate era insopportabile ed avevo avuto molto da fare nella mattinata per un'epidemia di morbillo da cui erano stati colpiti anche i nipoti di Cesare, già da tempo guariti.
Sta male mia moglie - mi disse ed io non lo guardai neppure: presi la borsa e, compiangendo me stesso, mi accinsi al viaggio con la giumenta, tenuta da quel bel tipo per la cavezza. Il caldo era opprimente, un nugolo di mosche sembrava prender gusto, con tanto spazio d'attorno, a seguirci ostinatamente, nel mentre la giumenta fremeva per l'aggressione di mosche e tafani. Seccato com'ero, lasciavo parlare il mezzadro senza mai interloguire, e guando, finalmente, potetti abbandonare la giumenta, entrai difilato in casa sfinito per gli insopportabili dardi del sole. Dopo essermi rimesso in sesto, entrai nella camera da letto dove giaceva la mezzadra che mi sorprese perchè esibiva, a cinguantacingue anni, una vistosa eruzione morbillosa, strana a vedersi a quell'età e, messo di buon umore da quel... donnone truccato da bambina morbillosa, proruppi soddisfatto e non senza malizia Oh, ti ho trovata, finalmente, una volta veramente malata! Dicono che il morbillo alla mia età può essere pericoloso... disse la donna. E' vero, ma - conclusi dopo averla visitata per eventuali malattie concomitanti o complicazioni - per ora va tutto bene» prendi le medicine prescritte e nutrisciti –
Quando tornerete a rivederla? - s'intromise il perfido Cesare .Credo che non ce ne sarà bisogno, controlla la febbre ed.. eventualmente... –
E i ricostituenti? - azzardò la morbillosa.
Mangiare e bere tutto: che cosa dobbiamo ricostituire se sei la salute in persona? - conclusi. E me ne andai soddisfatto quasi che l'aver percorso il tragitto in quelle condizioni ed il doverlo rifare al ritorno fosse stato abbondantemente ripagato dal fatto che ero arrivato lassù, in quella casa colonica, ed avevo trovato effettivamente una malata per la quale la visita richiesta era giustificatissima tenuto anche conto della rarità e delle frequenti complicazioni del morbillo in età matura (poco tempo dopo, mi capitò di curare una quarantenne che ebbe, come complicazione del morbillo, una grave broncopolmonite). Non stetti a sentire le elucubrazioni di Cesare il quale cicalava: avevo molta voglia di riposare, a ciò sollecitato dal dondolio della giumenta anch'essa molto, molto paziente!